Rita Cannizzo – Allieva Agente – In un abituale pomeriggio, tra le mura dell’aula magna, il brusio dei miei colleghi si è spento all’improvviso, soffocato da una narrazione che ha travalicato i confini del semplice racconto.

Non era una lezione, né un’esercitazione: era una storia incisa nel dolore, capace di ridefinire il significato profondo della nostra scelta professionale. Davanti a noi, una madre, Maria Teresa Turazza. Una donna la cui forza è stata forgiata da un lutto che avrebbe spezzato chiunque, ma che in lei si era trasformato in coraggiosa testimonianza.

Il suo racconto inizia con il ricordo di Massimiliano Turazza, il primogenito. Un bambino che già tra i banchi dell’asilo portava addosso i segni di un altruismo innato. Incomincia la sua carriera come volontario dei paracadutisti a Pisa e, durante il giuramento, mostra il suo grande coraggio lanciandosi col paracadute atterrando davanti ai suoi genitori quasi a voler dimostrare che per lui la paura non era un limite, ma una sfida. Poi, il sogno: la Polizia. Dalla strada di Milano alle Volanti di Verona, Massimiliano vive la sua missione con una dedizione totale, fino a quella sera fatale. Il 19 ottobre del 1994 il servizio era finito, ma il cuore di un poliziotto non va mai a riposo. Sulla sua Dyane azzurra, a pochi metri da casa, la sua attenzione viene catturata da un borsone sospetto tra i cespugli. Mentre controlla il borsone, senza avere il tempo di prepararsi a qualsiasi reazione, i rapinatori, nascosti in un adiacente parcheggio, aprono il fuoco con quattro colpi di pistola, uccidendolo. Turazza non ha neppure il tempo di estrarre la propria arma per difendersi.

All’interno del borsone vi erano armi, parrucche, travestimenti e passamontagna, tutto pronto per un assalto ad un portavalori. Le indagini svolte dalla squadra mobile di Verona portarono all’arresto di un ex pentito della mala del Brenta Alceo Bartalucci. Le successive indagini hanno portato al rinvenimento dell’arma del delitto, recuperata nel fiume Mincio grazie all’aiuto dei sommozzatori di La Spezia, così Bartalucci venne punito con la pena dell’ergastolo. Nel corso del processo, come riportato nel giornale L’Arena dell’epoca, venne tirato in ballo anche un carabiniere, accusato di aver fornito le armi alla banda, che venne poi prosciolto. Mentre la signora Turazza parlava delle indagini, l’aria in aula è diventata irrespirabile.

Con gli occhi lucidi ma la voce ferma, il racconto è proseguito verso Davide Turazza, il secondogenito. Un ragazzo pieno di vita che, nonostante la tragedia del fratello, ha scelto di seguirne le orme. Vince il concorso in Polizia, incomincia lavorando in Questura e, infine, approda a quel reparto Volanti che sembrava scritto nel suo DNA. La madre ha definito un “dono” la maniacale puntualità di Davide sia nel lavoro che negli appuntamenti, ma in quel 21 febbraio 2005, la puntualità si è travestita da destino crudele. Arrivare al lavoro dieci minuti prima ha significato trovarsi sulla pattuglia che avrebbe incrociato la morte sulla statale 11. Davide e il collega Giuseppe Cimarrusti, durante un giro di pattuglia, si accorgono di un autovettura ferma nel piazzale della ditta Bonometti, una Fiat Panda e un uomo che trascinava una donna. Il Capo pattuglia Turazza scende dall’auto ma la furia dell’assassino scarica su di loro tutti i quattordici colpi della sua Glock. Le ultime parole di Cimarrusti alla sala operativa, i soccorsi frenetici, il crepuscolo che cala sulle vite di due giovani agenti e di una donna innocente… ogni dettaglio è stato un colpo al cuore per noi ascoltatori.

In quel silenzio carico di emozione, abbiamo compreso che fare il poliziotto non è un mestiere ma un atto di amore costante verso la vita altrui, spesso a discapito della propria. Il suo dolore ci ha segnati nel profondo, ricordandoci che ogni volta che saliremo su quella Volante, porteremo con noi non solo la legge, ma il ricordo di chi, come Massimiliano e Davide, ha reso quella divisa sacra con il proprio sacrificio. Uscendo da quell’aula, non eravamo più gli stessi di quando eravamo entrati.

Peschiera del Garda 3 luglio 2026

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