Giulia Santagati – (allieva agente) – Ricordo quando sentii parlare del famoso “caso Turazza” (Il sacrificio estremo in servizio dei due fratelli poliziotti Massimiliano e Davide). Ero arrivata da poco alla scuola di Peschiera, ancora confusa e affascinata dalla nuova routine.


La direttrice descrisse il caso, e di come la madre, Maria Teresa Salaorni Turazza, venisse ogni anno a conoscere i nuovi allievi. Ammirazione fu la prima cosa che provai.
Una madre, che di fronte, non a una perdita ma due, non prova rabbia nei confronti della Polizia che glieli ha sottratti, ma al contrario vuole conoscere i futuri poliziotti come se vedesse in noi i suoi figli e potesse rivendicare il sentirsi madre.
Perché questa è la sensazione che ho avuto: il calore di una madre.
Il giorno in cui venne la signora Turazza, sfortuna volle che non ci fossi. Ma ricordo bene di averla vista nel piazzale mentre tornavo in camera. La riconobbi subito. Emanava affetto verso di noi e l’orgoglio di essere la madre dei due giovani eroi. Salutava ogni allievo con un sorriso caloroso, come se già ci conoscesse.
Io ero in camera quando le mie compagne tornarono dall’incontro, con gli occhi lucidi e un sorriso sul volto. Tutte, in gruppo, parlavano di quanto erano state colpite dal discorso della signora Turazza.
Mettendosi in cerchio, mi raccontarono tutto l’evento. E, a fine racconto, non potei che avere gli occhi lucidi anch’io. Come fossi stata lì.
Una frase che mi è rimasta particolarmente impressa è: “chi non fa memoria ha un vuoto attorno a sé”. Perché lei non si è chiusa nel dolore, ma ne parla tutt’oggi raccontando l’esempio dei suoi figli, di come si “fa il poliziotto”.
Quando disse “È la storia di due di voi”. Non potei che esserne colpita, “la storia di due di noi” ti arriva dentro come un colpo secco sul petto. Potevamo essere noi, potevo essere io. Poteva essere mia madre quella a piangere sulla lapide e a raccontare la storia davanti ad una platea di ragazzi.
Mi guardai intorno, con onestà: quanti di noi avrebbero avuto lo stesso coraggio? Saremo mai all’altezza di quella scritta POLIZIA che portiamo sul petto?
Tutt’oggi, pur non avendola conosciuta, non posso che sentire calore e protezione da parte di quella signora.
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