Serena Di Maria – “Chi sono io? Una mamma”. Furono queste le prime parole che una donna, che convive col dolore della perdita di entrambi i figli, pronunciò nell’aula magna della Scuola Allievi Agenti, ai suoi proli intitolata.


Oltre 200 i presenti quel giorno ad ascoltarla, ma lei non usò il microfono, preferì parlare con il suo tono di voce, felice in ricordo dell’infanzia, sensibile in ricordo dell’evento, ma naturale in modo tale da trasmetterci con delicatezza le sue emozioni.
Maria Teresa Salaorni, una mamma, la Mamma: la mamma di tutti coloro che della famiglia della Polizia di Stato fanno parte.
“Questa è la storia di due di voi”, ci disse. E fu in quel momento che capimmo che il suo racconto non avrebbe riguardato solo il passato, ma anche il nostro futuro.
Attraverso le sue parole abbiamo ripercorso non solo un evento, ma un’intera vita. Ci raccontò della sua infanzia, segnata da difficoltà e dalla perdita del marito, di un percorso che fin da subito l’ha messa davanti alla solitudine.
Parlò dei suoi figli, delle loro vite, della loro scelta di indossare una divisa. Non li abbiamo conosciuti come eroi, ma come figli, come ragazzi, come persone.
Poi il racconto cambiò. Si fece più lento, più pesante. Seguimmo con lei quei momenti, la notte, gli orari, l’attesa, fino a quando tutto cambiò per sempre. E in quel racconto non sentimmo la ricerca di compassione, ma la volontà di farci comprendere davvero.
Ci raccontò anche ciò che viene dopo: il dolore, il processo, la sensazione di dover continuare a lottare, come in una guerra che non si è scelta. Eppure, in tutto questo, non abbiamo percepito rancore, ma una forza lucida, consapevole.
Essere o fare il poliziotto? fu l’interrogativo con cui Maria Teresa ci volle salutare al termine dell’incontro.
Grazie mamma, grazie di aver sacrificato i tuoi figli per lo Stato;
grazie di aver sacrificato i tuoi figli e di farne memoria, perché come dici tu “chi non fa memoria ha un vuoto attorno a sé”.
Grazie per augurarci il bene, senza nasconderci che lungo il nostro cammino incontreremo anche il male.
Grazie per il coraggio che ci trasmetti, per l’incoraggiamento a non avere paura e per la fiducia che riponi in noi.
Grazie perché, nelle tue emozioni, nei tuoi ricordi, nelle tue domande, nella tua rabbia e nella tua speranza, una tua figlia si è riconosciuta e, da quel giorno, tra i tessuti della sua divisa ha aggiunto una cucitura nuova.
Grazie mamma,
la tua famiglia si impegnerà affinché il tuo dolore non sia stato vano.
Lascia un commento