


Giorgio Ingallina – Fare volontariato è una scelta di valore, ma non tutte le forme di volontariato sono uguali. Una delle confusioni più comuni riguarda la differenza tra un volontario di una Organizzazione di Volontariato (ODV) e un volontario di Protezione Civile formato e abilitato. Capire questa distinzione è fondamentale, soprattutto quando si passa da contesti ordinari – come una festa di paese – a scenari complessi come una calamità naturale.
Volontario ODV: il cuore del supporto alla comunità
Le Organizzazioni di Volontariato rappresentano una componente essenziale del tessuto sociale. I volontari operano in attività quotidiane e programmate, come: supporto durante eventi pubblici; assistenza a persone fragili; iniziative solidali e culturali; attività logistiche di base.
🔎 Esempio reale:
Durante una sagra o una manifestazione locale, i volontari:
gestiscono i flussi di persone, supportano l’organizzazione, collaborano con i servizi presenti. Anche realtà strutturate come la Croce Rossa Italiana operano spesso in questi contesti con attività di assistenza sanitaria di base. Qui si opera in un ambiente programmato e a basso rischio.
Volontario di Protezione Civile: formazione e operatività in emergenza
Diverso è il ruolo del volontario di Protezione Civile, che opera all’interno del sistema coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile.
Qui non basta la buona volontà: servono competenze specifiche, addestramento e disciplina operativa.
Un volontario operativo è: formato e abilitato, addestrato con esercitazioni, inserito in una catena di comando, attivato ufficialmente dalle autorità.
La vera differenza: il contesto operativo
Evento ordinario: festa di paese
Durante una manifestazione: tutto è pianificato, i rischi sono limitati, il volontario supporta l’organizzazione.
Ruolo: assistenza e logistica
Scenario emergenziale: calamità o maxi emergenza
In eventi come il Terremoto dell’Aquila del 2009 o l’ Alluvione in Emilia-Romagna del 2023 lo scenario cambia completamente: l’ambiente è instabile, i rischi sono elevati, operano più enti contemporaneamente,
è necessario un coordinamento rigoroso. Qui il volontario diventa una risorsa operativa del sistema.
Quando l’emergenza diventa esperienza umana
Ci sono momenti in cui questa differenza smette di essere teoria e diventa qualcosa di profondamente reale. Durante l’Alluvione in Emilia-Romagna del 2023 siamo partiti a supporto della popolazione. Tutto il viaggio in assetto di Colonna mobile. A bordo del nostro fuoristrada con Franco, Gianfranco, Fabio, eravamo parte del contingente che dava il cambio ai colleghi ormai stremati che ci avevano preceduti. Eravamo oltre un km di mezzi, uno dietro l’altro e trasportavamo ogni cosa tende, unità mobili da campo, gruppi faro, farmaci, viveri, giocattoli e tanto altro.
Ci siamo trovati a operare direttamente a supporto della popolazione colpita. Non era più un contesto locale organizzato. Era un territorio ferito. Il fango aveva invaso tutto: case, strade, ricordi. In pochi minuti, intere vite erano state travolte. Mi sono trovato davanti persone che avevano perso tutto. Non solo la casa, ma ogni oggetto personale, ogni ricordo, ogni punto di riferimento. La furia dell’acqua e del fango aveva cancellato tutto, senza lasciare il tempo di reagire. A distanza di tempo, ciò che resta più impresso non è solo il lavoro svolto, ma gli sguardi.
Sguardi smarriti. Sguardi impauriti. Sguardi pieni di bisogno. Persone che non sapevano da dove ricominciare.
Il ruolo del volontario in emergenza
In quel contesto, il nostro intervento non era solo operativo, ma profondamente umano. Abbiamo fatto tutto ciò che era necessario:
distribuzione di vestiti, acqua e cibo, consegna di farmaci, beni essenziali, ma anche giochi ed attività per i più piccini; supporto alle persone più fragili, presenza e ascolto.
Abbiamo allestito campi base, creando spazi sicuri dove le persone potessero trovare: un pasto caldo, un letto, un minimo di stabilità.
Ma soprattutto, abbiamo cercato di restituire qualcosa che il disastro aveva portato via: un senso di sicurezza.
Eravamo volontari di ogni età, dal ventenne a persone più adulte, tutti insieme per riposare in branda presso i dormitori di fortuna, tutti insieme in coda per un pasto veloce, tutti insieme con le persone del posto. E non faceva differenza se eri di una associazione o in altra; noi eravamo lì per aiutare, Noi eravamo orgogliosi di essere La Protezione Civile.
Il concetto chiave: l’attivazione
Uno degli errori più diffusi è pensare che basti “essere volontario” per intervenire in emergenza.
In realtà: non basta una divisa, non basta la buona volontà, non basta essere presenti. Un volontario è operativo in Protezione Civile solo quando è attivato ufficialmente e inserito nella catena di comando. Senza attivazione, anche le migliori intenzioni possono creare disordine e rischio.
Responsabilità e sicurezza
Nel volontariato ordinario: il contesto è controllato, i rischi sono limitati.
Nella Protezione Civile: il rischio è reale, le responsabilità aumentano, ogni azione deve seguire procedure precise. La sicurezza diventa una priorità assoluta, per sé stessi e per gli altri.
Quando sei volontario e quando sei Protezione Civile
Possiamo riassumere così:
Sei volontario ODV quando operi in contesti sociali e ordinari
Sei volontario di Protezione Civile quando: sei formato, sei attivato ufficialmente, operi sotto coordinamento istituzionale.
La differenza sta in tre elementi fondamentali: formazione, attivazione e coordinamento.
Conclusione
Gli esempi reali lo dimostrano chiaramente: la differenza tra volontariato e Protezione Civile emerge nei momenti più difficili.
In una festa di paese serve organizzazione.
In una calamità serve preparazione, disciplina e presenza. E soprattutto, serve umanità. Perché in emergenza non si tratta solo di intervenire, ma di esserci davvero, quando le persone hanno perso tutto e hanno bisogno di qualcuno da cui ripartire. Il Volontariato è aperto a tutti, non ci sono operatori migliori di altri, ci sono specializzazioni e abilità che ti consentono di essere impiegato in contesti diversi, come succede nelle organizzazioni militari e/o civili come la polizia di Stato, dove si fa parte tutti della stessa organizzazione, ma ciascuno opera in contesti a basso rischio ed altri ad altissimo rischio
Giorgio Ingallina Volontario Capo squadra protezione civile
Associazione Nazionale Polizia di Stato
Societa Nazionale Salvamento Acquatico/Terrestre
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