Carlo Bovo – L’incontro, a cui, mercoledì 18 u.s., presso la sede ANPS, nella Scuola Allievi Agenti di Polizia di Peschiera hanno assistito alcuni studenti dell’Istituto Alberghiero A. Berti di Verona, è stato un excursus generale, ma al contempo puntuale, dell’evoluzione storica e urbanistico/architettonica del territorio di Peschiera nei secoli, finalizzato a fornire una nuova e più cosciente immagine della cittadina arilicense. Innanzitutto, come punto di partenza è stata utilizzata un’immagine satellitare del lago di Garda dalla quale risulta evidente la particolare posizione di Peschiera, all’estremità sud del Lago, nel punto di incontro tra le acque lacustri e quelle del fiume Mincio: certamente una posizione strategica nell’intero territorio nord-italico, posizione che da sempre ha condizionato e determinato le vicende storiche ed economiche di Peschiera.

Primi abitanti in loco quelli preistorici delle palafitte, che nell’età del Bronzo (1500-1000 a. C. ca) diedero vita ad una grande civiltà commerciale e metallurgica, in grado di mettersi in rapporto anche con lontane civiltà mediterranee e centroeuropee. Dopo alcuni secoli, con l’arrivo dei Romani (I sec. a.C. – III sec. d.C.), il territorio di Arilica si strutturò meglio, sia dal punto di vista urbanistico, che viabilistico (via Gallica) sia da quello economico, con la pesca delle anguille, sia delle attività economiche con l’organizzazione delle associazioni dei battellieri (collegia naviculariorum) che assunsero un ruolo fondamentale nel trasporto di merci e persone lungo tutte le acque del Lago medesimo.

E’ tuttavia con l’imporsi del toponimo Peschiera (a certificazione della maggiore attività lavorativa e commerciale locale, la pesca) che la città venne a caratterizzarsi anche come baluardo fortificato in particolare ad opera degli Scaligeri, (XIII XIV sec.). Netta e chiara testimonianza in tal senso si coglie nella bellissima Carta del Cristoforo Sorte (1571), che se da una parte delimita le zone controllate in armi dagli Scaligeri, quali l’area della Rocca, dall’altra già prelude all’arrivo dei Veneziani, soprattutto con l’opera di organizzazione delle acque e ancor più con l’enorme progetto di una cinta bastionata a forma pentagonale a difesa di ambedue le isole che strutturalmente formano Peschiera. Di queste due isole comunque, e per tutto il periodo veneziano, quella meridionale, verso l’area collinare, risultava come centro abitato ad uso perlopiù civile, ma anche a quello militare, mentre l’isola settentrionale, verso il lago, era adibita in ampia parte ad uso di ortaglia, per la sussistenza degli abitanti.

Ma è con la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia (1797) che Peschiera divenne oggetto delle attenzioni delle potenze straniere, Francia e Austria. In particolare, dopo il Congresso di Vienna (1815) l’Austria prese pieno possesso del territorio, pensando sempre più concretamente a renderlo protetto, sicuro e organizzato militarmente, sia in generale, all’esterno della città, con l’organizzazione del grande progetto difensivo del Quadrilatero Veneto (con Verona, Legnago e Mantova), sia all’interno, con la creazione e strutturazione di specifiche caserme militari, che trovarono posto separatamente nell’isola settentrionale, che venne ad essere così il quartiere militare della città. (si veda la carta di Peschiera nel Regno Lombardo-Veneto, elaborata del 2005 dall’arch. Lino Vittorio Bozzetto).

Il primo di questi edifici fu la Caserma di Fanteria Francesco I, costruita negli anni 1820-1822, che poteva ospitare quasi un migliaio di soldati e che per primo godette di un tetto “a prova di bomba” (un terrapieno di ca. 1 m. proprio sotto il tetto che doveva proteggere da cannoneggiamenti nemici). Si tratta dell’attuale Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato.

Negli anni successivi, dopo il 1850, si completò la costruzione delle altre caserme nel quartiere, come la Caserma di Artiglieria, con annessi laboratorio pirotecnico e palleria, e Padiglione degli Ufficiali, tutti con tetto “a prova di bomba”. Infine il curatissimo parco compreso tra le caserme stesse dava un tocco di eleganza e di equilibrio al quartiere, considerato anche che al parco stesso potevano avere accesso liberamente i cittadini di Peschiera.

Con la presenza di un tale patrimonio storico, culturale, architettonico e paesaggistico, forse Peschiera può non meritare l’appartenenza ai Beni dell’Unesco?

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